Tabernacoli infranti eucaristia, poesia tratta da Il pasto di legno di Marina Minet. Il grano amplia le pareti ovunque incalza. Striscia d’istinto intorno alle movenze e prega le pietanze in delega per darsi recepite incolume ai canini...
Immagine: Marea a Urdaibai - book fotografico di ToniTofa
Tabernacoli infranti eucaristia
Il grano amplia le pareti ovunque incalza.
Striscia d’istinto intorno alle movenze
E prega le pietanze in delega
Per darsi recepite incolume ai canini
Siamo la gravità dei tabernacoli infranti eucaristia.
Misere fedi che orientano l’incanto
In un proscenio di petali arrendevoli a cadere
Se l’indice additato conta zero.
La folla sposta gli occhi a intermittenza
Concedendo gloria al senso
Dell’onnipotenza disseccata
Denigratori a perderci in rivalsa
[ Di tutte le patrie galere
L’intestino conserva il potere.
L’unica voce zittita
Che riesca a farsi il segno della croce col ritorno al petto
All’impulso del rigetto ]
Spoglio è lo sguardo che combina il confronto
Condannando l’ossessione con l’unica paternità spartita
In un proliferare individuale
Che regge ogni carcassa celebre scadenza
Dopo si rinasce in paternale
Coltiviamo il peso dell’ipocondria
Come un’esenzione a trovarci;
Se fosse pensabile l’olimpo
Discenderemo a valle per scalarlo
Ringhiandoci il passo al progredire
Senza porci in compassione la domanda
Che debellarci uguali è tema da primati
Fossimo tralci,
Mistura di vernaccia imputridita,
L’attenuante sobria ci farebbe poco doc.
Sepolcri senza oli da fiutare
Con la resurrezione improbabile del cuore pentito
Consenziente alla cecità dell’amore beltà.
Forse siamo virgole, tranelli nel palpare,
O punti, Capillari chiusi come vene
Che esimono il dovere della conduzione.
O forse inoltri,
Cestini da riempire con la morale sperperata fra le stelle
Quando a maggio cadono
Scheggiando l’impossibile dei magi illusi Re
Di Elise in astringenza è colmo il mondo;
Così, com’è ricolmo a oltranza di vite rifiutate ai troppi denti
Scordati sospensioni nei rifiuti delle sfingi.
Se avessimo pareri,
Sporgenze da associare meno omologate,
Meno sali tiranni da addossare invasori
La leggerezza del mare diverrebbe unanime
Senza l’intolleranza alle maree
Non credo di averlo fatto prima e quindi rimedio immediatamente con questo benvenuta in Poetilandia! Mi piace il tuo modo di raccontare in poesia, con uno stile che, se pure vicinissimo alla prosa, non perde il senso di stilare parole in verticale. Un gran bel leggere. Complimenti.
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Scritto da: Marina Minet (Membro) 17-08-2007 17:34