Nunzio Buono, è l'autore in vetrina del mese di aprile 2007.
Nunzio Buono nasce a Milano, il 24 giugno del 1960 secondo di sette figli, all’età di sei anni rimane orfano di madre, questo segna il percorso della sua vita, entra in orfanotrofio a Milano, "Le Stelline", in corso Magenta, dopo due anni viene trasferito in un altro orfanotrofio, "I Martinitt", sempre a Milano zona Lambrate.
Timido e introverso ama la pittura, la musica e la poesia, ma la sua formazione professionale è tutt’altro che umanistica, si occupa di sistemi informativi c/o la Provincia di Milano.
Alcune sue poesie sono edite in antologie di autori vari ("Il foulard sull’batjour" e "Angeli" per i tipi Vitali Edizioni), ed è di prossima uscita la sua opera prima dal titolo “Sentieri dentro”, una raccolta di 45 poesie edita da Vitali Edizioni.
Presente online su diversi siti con lo pseudonimo di enneby, cura amatorialmente un blog personale su Splinder.com: pittore di profumi.
Prefazione a "Sentieri dentro" a cura di Silvia Denti
Nunzio Buono, il poeta dell'intelletto e del buon senso
È per me motivo di grande soddisfazione presentare questo Autore che all’impatto evoca un pochino il Nostro Montale degli anni struggenti. Nunzio Buono: poeta e uomo illuminato da un grande senso dell’onestà e del messaggio esistenziale non inteso come cardine universale, ma come punto di riferimento significativo e importantissimo.
Nell’attenta osservazione della realtà vissuta, sofferta, percepita, resta quel desiderio di sottrarsi
all’inettitudine, alla grettezza , gettando sull’anima acqua cristallina e fonti nuove a cui dissetarsi. Tale è l’impressione che la poesia di Nunzio dona nell’immediatezza.
È una personalità che risente del tormento delle generazioni che lasciano un’eredità di ansie, che si aggiungono a quelle attuali, ma nonostante ciò , il Nostro, richiama costantemente all’idea della purezza di quel pensiero poetico che disperde il dolore e trasforma il tutto nell’essenza.
Dalla “sua finestra di cielo” egli sa “osservare la neve che cade”, la vede davvero, la vive, la fa sua. Anche se a volte il suo “pianoforte è muto”, c’è una ragione: è tutto proteso in una sorta di meditazione semantica, l’uso della parola, infatti, ruota in modo magistrale dentro a un ritmo costante tra la semplicità ordinaria della quotidianità e la rarefatta dimensione delle rapide impressioni del vissuto consentendo così di giungere ad una poetica piena, ricchissima e ben incastonata nella realtà.
Nunzio Buono si cala tra i suoi meravigliosi sogni, prende per mano se stesso e si ritrova. La solitudine umana sta proprio nel perdersi e nel terrore di non capirsi più. In questa penna non succede, si assiste ad uno spaziare calmo, pacato e sereno, ancorato a salde radici, a un’essenza davvero pura e forte, unica.
“Riverberi del destino… azzurri fatti di mancanze e di presenze tenerissime…” Anche quando capita alla lirica di Buono il groviglio della disperazione umana, non si avverte alcuna caduta di tono, mai.
Credo sia una delle caratteristiche più salienti di questo modo di fare poesia. Come dire… un fuoco che non divampa ferocemente, ma scalda sempre… in un fermento di morte e di rinascita immediata, pronta, sempre diversa. Ed è stupendo questo muovere l’inchiostro in una costante voglia di futuro, di musiche assordanti o addirittura zitte, ma vive, presenti.
Un Autore attento, che porta la sua vena verso un mordente culturale acceso e denota la voglia e la curiosità, la fame di conoscenza del vero tra le righe di un destino di cui non ha timore. Direi che è una responsabilità quasi innata, spontanea, difficile da scovare nel panorama letterario contemporaneo.
La poesia di questo uomo è intelligente e sensata, ma ha un ingrediente che spesso non si riesce a leggere in molti altri autori votati al filone del concetto: la capacità di trasfigurare qualunque tematica in un soave assolo musicale, rielaborato da una coscienza molto bella, molto sentita.
Ci sono stati autori nella storia che hanno portato ideali di gioia descrivendo, per contro, la filosofia della morte più dura e tetra che mai, pensiamo ai cosiddetti “maledetti”, ai ribelli e agli innovatori. Nella raccolta di Nunzio Buono sono contenuti i più profondi temi esistenziali, però mai dissacranti, anzi, rigo dopo rigo ancor più travolgenti, capaci di dare ulteriori sferzate alle riflessioni.
Il canto del cuore vibra, sgorga fiero e fa fremere i tasti del pianoforte che sono poi le pieghe di un animo che ne esce, dalla prima all’ultima lirica del libro, assoluto vincitore.
Silvia Denti
ALCUNE POESIE
Sui giacigli del mio volo
È nelle sere che chiama il tempo
a sommare tra scalze parole
un solitario vissuto
lune chiamano gli occhi
e si assottigliano a sopraciglia
su fronti diafane di un tramonto
ho visto fuochi
disegnare amore sulle rive del mare
accarezzare respiro nel cristallo del silenzio
distilla fragranza il mio pensarti,
come letizia nelle sere di maggio il sole
sui giacigli del mio volo
e chiama il tempo
nel rullare delle stagioni
su immagini che inseguono immagini
che nelle sere sterili di parole
con sottile spiraglio
volgono sguardo.
Spesso ritorno sai…
La tua voce, madre
ha accarezzato il mio pensarti
nei giorni di notte
e ritorno a giocare
della tua vita
quando il sorriso non si fermava
nel fotogramma di un immagine
ma seguiva il canto del tempo
quando il tempo cantava
spesso sai, io ritorno
in quel cortile
a giocare.
Bianca piuma…
Seguo il volo
come piuma
che non posa
gli occhi al tempo
ma sul vento
del pensiero che ritorna
sotto il cangiante
solito cielo.
Voce incerta…
Piove
sui gradini
del passaggio verso
dritte lame
sfiorano i pensieri
un ombrello scuro
ha limitato il passo, che
per il viale verso sera andrà
la primavera ha messo in tasca i giorni
solo il mio guardare
ascolta
una carezza silenziosa
che ha voce incerta
flebile
soffia vita
sui miei battiti.
Risvegli…
S’ode
al bisbigliar del giorno
nel canto cieco il vento
ad aleggiare carezze al mio guardare
schiude al cielo a stentare ciglia
meco il pianto, della luna affonda al chiaro
coi gloriosi astri
respira tiepido sole
che di primavera appare
e scorre fiume il divenir del tempo
che di magia riveste
succulenti intonsi.
Sulle ciglia del giorno
S’oblia
al chiaro la luna
sui petali d’alba
lacrima
la notte.
L’ultima volta
Era l’attesa
a fumare
alla fine del viaggio
la valigia piena di te
si fece piccola
al profilo del tuo profumo
avrei voluto essere cappotto
per abbracciarti ancora
l’ultima volta
poi
non vidi più
quel treno.
In questa notte senza nome
Non ti scriverò della luna
Affacciata sul mio davanzale
in questa notte senza nome
e senza cielo
dove il vento ha deposto le ali sul mare
e nascosto il respiro
non saprai mai il mio pensiero
e in quel riflesso di sguardi
non leggerai più amore
la, dove cantava il presente, cieca
non troverai più
la mia sete.
Ascolto…dentro me il mare
Ascolto i miei occhi
nel guardare il mare, ti sento dentro
in questa spiaggia nuda di carezze
mentre una brezza leggera piega il tramonto
odo in silenzio l’urlo del cielo, che
insinua nei ricordi
tu non sei più qui, su questo molo
insieme a me a volare.
E fu giorno ancora...
Ho smarrito l’ultimo tuo sguardo
quando notte rapì l’esile figura
e il vento bussò impetuoso
alle persiane dell’attesa
trattenendo il respiro al cuore
e fu giorno ancora
accarezzai i tuoi capelli
senza spettinare il tuo sorriso
ti guardai silenzioso
e ti baciai
rubai all’attimo l’orologio del tempo
e baciai ancora l’esserti accanto e poi,
poi ancora…
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Nunzio Buono - Basiglio (Milano) - email:
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